Il culto degli antenati-Reincarnazione


Perchè nell'antichità venivano sepolti assieme ai defunti, determinati oggetti? Affetto? Prestigio? Per ostentare ricchezza o per celebrare la vita di quella persona? Tutti motivi più che validi, non c'è dubbio e sicuramente ogni cultura o filosofia religiosa ha una sua interpretazione della morte e dell'aldilà, nonché del percorso da affrontare verso la nuova condizione.

C'è, in ognuna di queste visioni diverse, un elemento in comune. Gli oggetti personali con cui il defunto veniva sepolto, erano di importanza fondamentale. La loro funzione primaria era di risvegliare, nel futuro discendente, le memorie delle sue vite precedenti. La "reincarnazione", più specificatamente la reincarnazione dei propri antenati.

Un tipo di reincarnazione che segue la linea di sangue percorrendo le vite di uomini e donne nelle loro vite future. Un elemento importante per la reincarnazione da antenato a discendente era quello relativo al concetto di "buona fama e reputazione", attribuita allo stesso defunto; fama e reputazione che veniva diffusa per mezzo di racconti e storie. Un elemento questo, considerato fortemente connesso alla eredità mentale e spirituale, che avrebbe ottenuto un discendente. Quasi, come se si volesse andar a nutrire una memoria collettiva, che riuscisse a preparar la strada all'anima dell'antenato, facilitando la sua reincarnazione in uno dei discendenti ed il successo della stessa. Quindi nelle varie culture antiche, ma anche nella più moderne filosofie è strettamente connesso "l' antenato" a quelli che noi chiamiamo "angelo custode" e "spirito guida". Il "Genio" per i Romani era un entità esclusiva per ognuno, equivalente al Daimon dei Greci e all’Angelo Custode dei Cristiani, mentre per gli Etruschi il genio era femminile e alato.

La parola Latina “daemon” significa “spirito” mentre la parola Greca “daimon” significa “divinità, potere divino, spirito guida, divinità tutelare, spirito dei morti, fortuna”, e la loro comune radice PIE significa “divisore, fornitore” (della fortuna/destino). Per i persiani esiste il Fravashi e il Ka per gli Egizi, Il Fravashi consiste nel doppio di un individuo e nel suo guardiano trascendente, identificato con lo spirito di un antenato. La parola “fravashi” viene comunemente ricostruita come fravarti, dalla radice -var (“scegliere”), col significato di “uno che è stato selezionato”.

Il Ka è anch’esso il doppio di un individuo ( veniva spesso rappresentato nell’iconografia Egizia come una seconda immagine del re), viene trasmesso di padre in figlio e indica la forza vitale/spirito di un individuo.