IL GIOCO DELLA PORCELLA - la napoli esoterica

No, tranquilli niente foto sexy, il gioco della porcella è un antica festa della Napoli eoterica celebrata sin dal 1600 per sovrastare un'ancor più antica usanza, che prevedeva grandi festeggiamenti dedicati alla Dea Demetra, quindi a Diana

inquisizione oltre che in nome di tutto quello che le tre Dee rappresentavano e per cui venivano adorate.

Durante grande festa, fra danze e balli si sacrificava una porcella nel tempio dedicato alla dea. Uno dei luoghi in cui si svolgeva tale usanza, era il tempio di Diana, lì dove ora sorge la Chiesa di S.Maria Maggiore a Napoli, in quella zona, si delineava la Via Sacra che abbracciava templi e culti greco-romani ed era la medesima strada che conduceva all’Acropoli. La memoria storica di tale evento fu confermata nel 1933, quando la Via Sacra restituì alla città preziose testimonianze degli antichi culti locali, con il ritrovamento di circa settecento statuette votive risalenti al V e III secolo a.C.

Questi festeggiamenti si protrassero fino al tardo '600 e seppur fosse stata accettata da gran parte del popolo la fede cristiana, molti continuavano comunque a celebrare e festeggiare in nome degli dei.

Il culto di Diana era riservato esclusivamente alle donne, che invocavano la dea romana per ottenere parti non dolorosi; la divinità era la protettrice delle donne, degli animali selvatici, delle fonti, dei torrenti, dei boschi, della caccia, custode della verginità, del tiro con l’arco, assoggettata alla Luna.

Per questo motivo, gli uomini erano irritati dalla popolarità che il culto di Diana riscuoteva in questa zona, poiché molte donne pur di evitare matrimoni infelici, preferivano votarsi alla Dea Diana e offrire la loro castità.

Le ragazze divenute sacerdotesse furono successivamente appellate in maniera dispregiativa col nome Dianare o Janare (Janara, la tipica strega beneventana). In epoca Paleocristiana, le donne che ricorrevano all’antico culto di Diana furono accusate di stregoneria, serve del Demonio e bandite dalla città.

Oggi scomparsa e demonizzata quell'antica usanza, è stata già dal XVI secolo ribattezzata come "festa della porcella" e si è insinuata volontariamente quindi una leggenda che riguardava un Diavolo camuffato da porco, votato al culto di Diana che nel cuore della notte, aggrediva i passanti con il suo grugnito infernale.

Probabilmente, spinto da questa leggenda nel 533 d.C. che San Pomponio, Vescovo di Napoli, ebbe l’intuizione di erigere una basilica Paleocristiana sui resti del tempio pagano.

Secondo una leggenda nella leggenda, a San Pomponio apparve in sogno la Vergine Maria che gli avrebbe ordinato di costruire un’importante chiesa, a lei dedicata, nel luogo stabilito al fine di esorcizzare le manifestazioni demoniache presenti nella piazza. La costruzione sarebbe servita da esorcismo contro il maiale e con l’edificazione della Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta.

C’è chi giura che ancora in alcune notti si possa udire distintamente il grugnito di un maiale inferocito che vaga nel centro storico.


Perché la chiesa è chiamata della Pietrasanta?

Pare che il nome derivi da una porzione di roccia su cui era stata scolpita, l’immagine della Madonna della Croce, ritrovata da San Pomponio sul luogo dove stava per sorgere la basilica. Un’altra versione, cnarra del ritrovamento di una pietra forse in marmo su cui era incisa una croce, coperta da un panno celeste, scoperta dal Pomponio, sotto il terreno in cui sarebbe sorta la chiesa; pare che chiunque la baciasse, avrebbe ottenuto l’indulgenza da tutti i peccati. Ad oggi questa pietra non è stata ancora rinvenuta e c’è chi sostiene che sia custodita nella chiesa a protezione di Napoli e che nei sotterranei della basilica, siano celati segni e iscrizioni legati al mito dei Cavalieri Templari e seguaci del culto della Madonna Nera, trasposizione della dea egizia Iside.